UN’ORA DI VACANZA AL GIORNO, TOGLIE LO STRESS DI TORNO!
Una ventina di anni fa è successo un episodio che ha stravolto radicalmente la mia vita.
Vivevo a Firenze dove mi ero trasferito per lavoro e il weekend andavo a trovare quella che poi sarebbe diventata la mia dolce metà.
Un venerdì, visto che mi trovavo a Milano e visto che era diverso tempo che non mi beccavo con gli amici dell’Università, organizzo un aperitivo per quella sera.
Niente di particolare: due chiacchiere mentre beviamo un bicchiere (o due o tre) e ci facciamo un po’ di ghignate prendendoci vicendevolmente per i fondelli.
Ottimo piano, peccato che arrivo con due ore e mezza di ritardo.
E un paio di amici se ne erano già andati, giustamente.
Il solito collega “portatore sano di cervello” si era dimenticato che avremmo dovuto mandare un’offerta entro “ieri”, in sostanza lui aveva fatto la cazzata e a me, da bravo “responsabile” (o meglio: il pirla designato), toccava rimediare.

Arrivo al locale tutto trafelato e anche piuttosto incazzato a dirla tutta, ordino da bere e inizio a lamentarmi:
“e sto lavorando troppo”,
“e sono sempre in giro”,
“ma come fa quel coglione a chiedere di mandare un’offerta alle 6 del venerdì sera dopo che si è girato i pollici tutta settimana?”,
“eh così non si può andare avanti”…
Insomma, un pippone che a riascoltarmi oggi mi faccio pena da solo, fino a che una mia cara amica mi guarda e a bruciapelo mi chiede:
“Egiu, ma tu quanto tempo dedichi a te stesso?”.
Sto per rispondere con la classica supercazzola: “eh ma come faccio con tutte le cose che ho da fare” ma mi blocco prima ancora di aprire bocca.
Perché se non ho tempo per me, allora davvero:
per chi o per cosa dovrei averne?
In quel preciso istante, anche se ancora non lo sapevo, era appena nato il primo pilastro del Metodo Olmetto®:
TU SEI AL CENTRO!
Mi feci un esame di coscienza e la realtà era piuttosto dura da digerire.
Ero esaurito, su questo non ci piove (adesso si direbbe in Burnout) e potevo trovarmi tutte le giustificazioni del mondo, lavoro stressante, ambiente che diventava sempre più tossico, ritmi frenetici etc. etc., ma questo non cambiava un semplice fatto: la vita era la mia e stava a me trovare una soluzione.
L’ERRORE FATALE (CHE FACCIAMO TUTTI) QUANDO IL GIOCO SI FA DURO…
Nell’ultimo articolo ci siamo lasciati con una domanda:
“Come sarebbe la tua vita se dedicassi un’ora al giorno a te stesso?”
Quando le cose si complicano, il nostro approccio istintivo è uno solo:
aumentare le ore di lavoro.
È “normale”, ce lo insegnano fin da piccoli:
Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!
Ma il prezzo che stavo pagando era decisamente troppo alto.
Fumavo come un turco, mangiavo schifezze da mattina a sera (ed infatti ero una decina di chili sovrappeso) e dormivo poco e male.
Ad essere onesti e con le competenze che ho acquisito oggi, nonostante la mia impressione di super-lavorare, la verità è che combinavo poco o niente, la mia produttività era parecchio scarsa, soprattutto se paragonata alle ore che passavo al lavoro.
E quindi la riflessione che ti invito a fare è, per trovare quelle ore in più di cui hai bisogno…a chi le togli?
E la risposta è scontata
A te stesso.
E (troppo) spesso, anche alla tua famiglia.
Niente corsetta che ti faceva stare bene.
Niente palestra.
Niente cenetta romantica.
Niente partita di tuo figlio.
“Appena finisce questo brutto periodo, riprenderò la solita routine…”
— questa è la solenne promessa che ti fai.
E se la mantenessi, sarebbe già qualcosa.
Ma 99 volte su 100 spunta una nuova emergenza, e tu ricominci da capo.
E il tempo per te non arriva mai.
DUE RAGIONI PER CUI QUESTO APPROCCIO È UNA CAGATA PAZZESCA (“DISFUNZIONALE” è più corretto ma non rende abbastanza l’idea)
1. TU NON SEI L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO, SEI LA CARROZZA MOTRICE!
Quando ti metti in fondo alla lista, quando ti dici “prima tutto il resto, poi io”, ti stai comportando come se fossi l’ultima ruota del carro.
Ma il punto è che tu non sei una ruota qualsiasi, e di sicuro non sei l’ultima. Tu sei la carrozza motrice.
Quella che trascina tutto il resto. Se non giri tu, non si muove niente.
Quindi qual è l’approccio giusto?
Decidi prima cosa farai per te stesso.
Solo dopo viene tutto il resto.
Lo so, può sembrare assurdo: mettere prima la camminata, la lettura, la doccia con calma, la meditazione…mica paghi le bollette con sta roba giusto?
Ma se non lo fai, non resti centrato. E se non sei centrato, sei inutile anche per il resto del mondo.

2. IL CIRCOVIZIO DELLO STRESS
Più sei stressato, meno sei lucido.
Meno sei lucido, più perdi tempo.
Più perdi tempo, più ti stressi.
E così via. Un circolo vizioso che si autoalimenta come una stufa che va a carbone… e tu sei il carbone.
Ricordi? Ne abbiamo parlato negli articoli precedenti.
Se te li sei persi, rileggili ora. Sul serio. Ti cambierà la prospettiva.
NON TI HO ANCORA CONVINTO? ALLORA FACCIAMO DUE CONTI.
Metti che tu riesca a prenderti un’ora al giorno tutta per te.
Una sola ora. Ogni giorno.
365 giorni all’anno × 1 ora = 365 ore
365 ore ÷ 8 ore lavorative = 45 giornate di lavoro
45 giorni ÷ 5 giorni a settimana = 9 settimane
Altro che viaggio ai Caraibi.
Il punto è che ce l’hai già questo tempo.
Solo che lo stai buttando.
Lo stai regalando a gente, attività e pensieri che non ti danno nulla in cambio.
PROVACI. SOLO PER UNA SETTIMANA.
Non ti sto chiedendo la luna.
Ti sto dicendo:
per una settimana, ogni giorno, prendi un’ora per te...
Non per lavorare, non per “recuperare” il lavoro arretrato, non per sistemare le bollette.
Per te.
Non importa cosa fai (o meglio importa ma è un tema che affronteremo in un altro articolo), vai a camminare o a correre, fai esercizio fisico, vai a fare due tiri a canestro se sei un cestista come me, medita, fai yoga, leggi un libro che ti appassiona…fai qualcosa che ti fa stare bene e fallo con gioia e amore.
E guarda cosa succede.
Un’ora ti sembra troppo? Parti da 10 minuti, non dirmi che non riesci a “trovare” neanche dieci minuti…vedrai che qualcosa di magico succederà comunque.
Ai Circoli Virtuosi
EU
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