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FEEDBACK: 3 Errori da evitare come la peste

Qui di seguito ti riporto la prima mail che ho scritto alla mia newsletter per lanciare il percorso sui FEEDBACK EFFICACI.

Leggila al volo perché voglio condividere con te i 3 errori che si commettono quando si danno e ricevono feedback.

“Ciao,
una mail al volo per dirti che tra un paio di settimane inizierò un percorso sui FEEDBACK EFFICACI.
Sarà un percorso di un paio di lezioni e, visto che è un argomento tanto utile quanto sconosciuto, ho deciso di offrirlo ad un prezzo scandalosamente vantaggioso per gli iscritti alla mia newsletter.

Non ti faccio i soliti pipponi sul fatto che i posti sono limitati, i posti sono limitati ma il limite è di 1000 partecipanti, quindi niente trucchetti da marketing di bassa lega, probabilmente riuscirai a partecipare anche all’ultimo secondo…fatta questa considerazione, se non cogli l’occasione al volo e non ti iscrivi subito sei un pirla 🙂
ATTENZIONE: “se non cogli l’occasione al volo sei un pirla” è ovviamente una provocazione, ma mi serve per introdurre la mail-lezione di domani sui feedback
Pace, Bene e Trigu Meda
Eugenio”

Come dicevo all’inizio, questa è stata la prima mail che ho mandato alla newsletter per il lancio del seminario sul FEEDBACK.

Secondo te è stata una buona mossa dare del pirla a chi non si iscriveva immediatamente?

La domanda è pleonastica, immagino che tu abbia pensato che il pirla fossi io, insultare un potenziale cliente non è esattamente la mossa più geniale del secolo.

E hai ragione. Non l’avrei mai fatto se non avessi avuto bisogno di un inizio forte per trasferire un concetto, l’errore principale che si fa quando si danno i feedback:

I Errore: darlo sull’ESSERE, invece che sul FARE.

Sarebbe stato molto meglio dire una cosa del tipo, “SE NON TI ISCRIVI SUBITO FAI UNA PIRLATA” invece che dire SEI UN PIRLA”.

E’ una piccola differenza che fa una GRAN differenza!

Nel primo caso, il feedback è dato su un comportamento, quindi la persona può essere spinta a verificare se quello che viene detto ha un senso oppure no e quindi può comportarsi di conseguenza (piccolo messaggio promozionale, non partecipare ad seminario su un argomento così vitale, ad un prezzo così ridicolo è veramente una pirlata :-)).

Nel secondo caso invece sai cosa succede?

Che la persona si sente attaccata nella sua persona e quindi la prende subito sul personale, andando in sequestro emotivo (il “sequestro emotivo” è quando una persona non riesce a navigare le emozioni e mette in campo dei comportamenti “irrazionali” che danneggiano se stesso).

“Pirla Io? Ma vaffanc… va! Adesso mi cancello immediatamente dalla newsletter di mer..”

E quindi non va neanche a verificare se quello che gli è stato detto è utile, si mette di traverso e non ascolta a prescindere.

Ora pensaci bene, come vengono dati di solito i feedback non solo nel lavoro, ma anche nella vita privata?

E’ vero o no che spesso sono delle vere e proprie esecuzioni in cui il malcapitato si becca i peggiori insulti?

E ripeto, mica è una cattiva abitudine relegata al lavoro. A volte mi capita di sentire alcuni genitori che apostrofano i figli in un modo che mi fa piangere il cuore “SEI un cretino, SEI un deficiente” … ricordo come se fosse ieri una madre che diceva le peggio cose al figlio reo di aver dimenticato lo zaino in classe.

Ora, quello di dare i feedback “negativi” sull’ESSERE invece che sul FARE è un primo errore che viene commesso quando si danno i feedback.

Probabilmente lo conoscevi già, magari ogni tanto ci ricaschi anche tu ma, almeno a livello teorico, sai che non si dovrebbe fare.

C’è però un altro errore, molto più subdolo,  che purtroppo nasce da un cattivo modo di fare formazione ed è quello che in gergo si chiama:

II Errore: Usare la tecnica del “panino”

La teoria è questa. Il feedback “negativo” deve essere in mezzo a due feedback positivi, una specie di sandwich in cui prima dici qualcosa di buono, poi quello che vuoi dare come area di miglioramento, poi chiudi con un’altra cosa buona.

Ecco, non c’è un modo carino per dirlo, ma io ritengo questo modo di fare una cagata pazzesca!

Innanzitutto è una tecnica manipolatoria che, alla lunga, viene sgamata dal malcapitato.

Che poi Ti voglio vedere ogni volta che devi dare un feeedback ad una persona partire col pippone:

“hai fatto bene qui, ma potevi migliorare li, ma in fondo ho apprezzato quell’altra roba lì”

Non è che sono tutti scemi e non si rendono conto che li stai prendendo per il culo.

In secondo luogo dà per scontato che la persona che ti trovi davanti non sia in grado di accettare un feedback costruttivo.

Voglio dire, capisco che ci siano persone con problemi di autostima che non riescono ad accettare la possibilità di commettere degli errori. Ma se hai di fronte una persona matura, dovrebbe essere in grado di capire che a volte si sbaglia e che, un feedback può essere letteralmente oro per il tuo miglioramento.

Last but not least, la “tecnica del panino” toglie potenza a quello che vuoi dire e quindi potrebbe non essere da stimolo al miglioramento della persona a cui dai il tuo feedback.

Io non so se hai fatto sport, ma se l’hai fatto sai che imparare ad accettare i cazziatoni degli allenatori è una di quelle cose che aiuta gli atleti a migliorare.

Ricordo un mio amico che ha allenato ad alto livello a pallacanestro che una volta mi raccontava di uno dei primi allenamenti con una nuova squadra e del suo dialogo con uno dei suoi TOP PLAYER.

“Ciccio ti senti bene?”

“Si coach tutto a posto”

L’azione successiva

“Ciccio sicuro che sia tutto a posto, magari ti senti un po’ si febbre?” 

“No coach, mi sento bene, niente febbre”

Azione ancora dopo

“Ciccio ma sul serio, c’è qualcosa che non va?”

“No coach, non c’è niente che non va”

“ALLORA PERCHE’ CAZZO NON ABBASSI QUEL CULO IN DIFESA PORCO…”

Vuoi mettere la differenza con:

“Ciccio hai fatto un bel passaggio prima, ma poi hai difeso male, anche se ho apprezzato che tu abbia chiesto scusa ai tuoi compagni quando il tuo uomo ti ha battuto”

Dai su, siamo seri.
Purtroppo la “Tecnica del Panino”  è una di quelle tecniche ripetuta a memoria da un certo tipo di formazione che nessuno ha il coraggio di smentire e che quindi alimenta dei comportamenti che non vanno bene.

Ora ripeto, capisco che ci siano persone particolarmente sensibili che hanno bisogno che la pillola gli vada inzuccherata, ma questa modo di fare non può essere la pratica di riferimento per dare i feedback. Non si può creare un vero legame di fiducia se sono più preoccupato che tu non te la prenda invece che essere sinceramente interessato a mostrarti cosa non sta andando, mi segui?

Mi riallaccio a questo ultimo punto per raccontarti una esperienza personale e introdurre il terzo errore, questa volta riferito a quando si riceve un feedback.

Ero alla Masterclass e il mio mentore mi dice in modo che più chiaro e tondo di così non si può:

“A nessuno frega un caxxo, delle Mappe Mentali. Alle persone interessa come puoi aiutarle a risolvere i loro problemi, poi il modo in cui lo fai è indifferente.”

Questo feedback, anni fa, mi ha letteralmente salvato la vita professionale .
Io ero tutto preso ad andare in giro a spiegare come questo modo diverso di lavorare fosse così figo e innovativo e non riuscivo proprio a capire come mai le persone non riuscissero a vedere quello che per me era così chiaro.

Era così dannatamente frustrante.

Tuttavia, ad un certo punto il mio mentore mi diede quel feedback e io ebbi l’intelligenza di sfruttarlo.

Ho iniziato a cambiare il tipo di comunicazione, non ero più il testimone di Geova delle Mappe, ma una persona che poteva aiutare i manager (all’epoca andavo ancora nelle aziende) a uscire prima dall’ufficio.

Prima ho scritto che ho avuto l’intelligenza di sfruttare il feedback e non te l’ho detto perché voglio fare il figo (“chi si loda s’imbroda” mi diceva sempre mia madre da bambino), ma perché voglio tirare fuori il terzo problema legato ai feedback, spesso le persone lo vivono quando sentono qualcosa che non gli piace:

III Errore: concentrarsi sulla “veridicità” del feedback invece che sull’utilità”

La maggior parte delle persone, quando riceve un feedback, invece di chiedersi se gli è utile, si concentra sul dimostrare che non è vero.

Quindi invece di cercare di capire come usare il feedback che gli è stato regalato, sprecano tutte le proprie energie per dimostrare che NON E’ VERO quello che gli è stato detto.

Non è una cosa strana sai? Anzi, se ci pensi è piuttosto normale.

Prendi per esempio il mio caso e prova a metterti nei miei panni.

Per anni hai investito tutte le tue forze nella divulgazione delle Mappe Mentali in ambito lavorativo (perché non dimentichiamo che prima di aprire il mio blog www.mappementali.net , le Mappe le conoscevano 4 gatti ed esclusivamente per discorsi legati allo studio e alla memoria).
Sei assolutamente convinto che tutti debbano vedere quello che vedi anche tu e che sia solo una questione di tempo.

Poi arriva uno e ti dice che hai sbagliato tutto, che a nessuno frega un caxxo delle Mappe Mentali.
Ti assicuro che la tentazione di mandarlo a cagare e dire che non ha capito un caxxo della tua situazione è alta, soprattutto se sei uno orgoglioso e testSardo come me.

Ma il limite che separa la testardaggine dall’ottusaggine è sottile, molto sottile…e per quanto io sia uno testardo, sono anche uno che cerca di guardare i fatti, e di arrivare al mio obiettivo, quindi mi sono concentrato sul ragionare in questo modo:

invece di concentrarmi sul voler avere ragione, preferisco focalizzarmi sul come posso usarlo a mio vantaggio”.

E così ho fatto, ho cambiato approccio alla comunicazione e, se stai leggendo questa mail, è perché sono riuscito a fare questo passaggio.

Consigli per gli acquisti:

Il 16 e il 23 Novembre 2021 terrò un seminario sul Feedback, parlerò di:

  • cosa è veramente un FEEDBACK e perché è così importante
  • come creare una cultura SANA del FEEDBACK nella tua azienda o Team di lavoro
  • come DARE i FEEDBACK e come RICEVERLI
  • l’elemento CHIAVE per rendere un FEEDBACK EFFICACE
  • Feedback sugli esercizi ricevuti

Visto che è uno dei temi sui quali le persone si incartano più spesso, ho deciso di proporlo ad un prezzo simbolico che prevede non solo la partecipazione e la registrazione agli eventi, gli audio e le mappe, il feedback sugli esercizi da svolgere, ma anche 3 Bonus che da soli valgono 4 volte il prezzo del biglietto:

  • BONUS 1: Challenge 63 minuti in più al giorno in soli 10 Giorni (Valore € 197).
  • BONUS 2: Corso Imparare ad Imparare (Valore 150€)
  • BONUS 3: Libro + Video “La Tua Mappa per il Relax Lavorativo” (Valore 29€)

CLICCA QUI E PRENOTA IL TUO POSTO

Pace, Bene e Trigu Meda
Eugenio

PS: Se sei capitato su questo blog per la prima volta
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