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La differenza tra chi ce la fa e chi si incarta!

(E perché non c’entra il talento, né la fortuna)

Sono quasi vent’anni che faccio questo lavoro.
Ho avuto la fortuna e il privilegio di fare da Trainer e Coach a migliaia di persone.

Commercialisti, Avvocati, Psicologi, Operatori olistici, Insegnanti, Dirigenti, Imprenditori (di tutti i tipi), Coach (e aspiranti tali), Dipendenti pubblici, Manager (di tutti i livelli), Venditori, Studenti, Professori Universitari, Marketers, Medici, Genitori in crisi con i figli

…e persino una Escort!

(vabbè, l’ultima è una balla ma sembrava divertente piazzarci anche il mestiere più antico del mondo :-)).

Gente diversissima per storia, cultura, personalità ma con una cosa in comune:

la voglia di stare meglio e di risolvere una volta per tutte i problemi generati dallo stress dovuto al “troppo lavoro“.

E siccome ho voluto fare a modo mio, senza “modellare” (come direbbero i pnellari) un percorso americano, fin dagli esordi sono stato ossessionato dal voler far ottenere risultati ai miei studenti

“Il passaparola sarà il mio marketing”

E quindi mi sono scervellato per migliorare sempre più non solo il Metodo che trasferivo, ma anche la modalità di insegnamento.

E senza che ti ammorbo con tutto il pippone delle varie evoluzioni, la domanda ricorrente è stata:

perché “il Mitttico Eusebio” sta ottenendo risultati oltre ogni più rosea aspettativa, mentre “il Povero Tino” rimane più incastrato nei suoi problemi di una cozza attaccata allo scoglio?

Perché parliamoci chiaro, tutti i formatori sventolano i propri casi di grande successo, è ovvio e normale che sia così.

L’elefante nella stanza però è che, soprattutto quando si parla di corsi con folle oceaniche o di corsi online, chi ottiene risultati straordinari è solo una piccolissima percentuale rispetto al totale dei partecipanti (giusto per citare una statistica tra le tante, uno studio dell’Università della Pennsylvania ha accertato che, su oltre un milione di utenti di Coursera, solo circa il 4% degli iscritti ha completato i corsi…altro che ottenere risultati straordinari!).

E con tutti gli altri cosa facciamo? Con quelli che ci provano ma non ci riescono, ce ne sbattiamo i cohones e andiamo avanti?

Ora piccola parentesi per esplicitare l’ovvio, se il percorso è una merda non è che puoi farci la torta cioccolatino, su questo non ci piove.

Ma parliamo di corsi validi tenuti da formatori in gamba che, nonostante offrano un prodotto di valore, vedono la maggior parte dei partecipanti non ottenere chissà quale risultato, come mai? Cosa succede?

Guarda facciamo così, parliamo direttamente di me così non faccio torti a nessuno e nessuno si sente chiamato in causa.

Prima ti ho fatto un elenco di alcune delle professioni che ho avuto tra i miei studenti.

Per ognuna di esse posso tranquillamente citarti:

  • almeno una persona che ha completamente rivoluzionato la sua vita, ottenendo risultati oltre ogni più rosea aspettativa
  • almeno uno che ha ottenuto qualche risultato di rilievo (e poi si è fermato perché era a posto così)
  • e almeno uno che invece non ha combinato niente di niente. A volte anche spinto e sollecitato in vari modi, più immobile e piantato di un albero!

La ragione per cui alcuni ottengono risultati e altri no!

Quindi, perché due persone che svolgono lo stesso lavoro, seguono lo stesso identico percorso, ricevono i medesimi feedback e la stessa strategia da implementare, non ottengono non dico lo stesso risultato, ma almeno qualcosa di simile e comparabile?

Perché mentre il “Mitttico Eusebio” rivoluziona in meglio la sua vita, il “povero Tino” resta fermo immobile peggio di un riccio quando si sente in pericolo?

Risposta Breve (e scontata)

Uno agisce, mentre l’altro si gratta le ascelle!

Ma visto che adesso starai pensando, “grazie arcappio Eugenio, questo ce lo sapevo pure io”, ti do una risposta un po’ più articolata.

Risposta Lunga (ma semplificata sennò dovrei scriverci un trattato)

E’ evidente che, se non non fai una mazza non puoi ottenere risultati, su questo non ci piove.

La realtà però è un po’ più articolata di così, per la mia esperienza quelli che proprio non fanno niente di niente sono comunque una minoranza, perché la maggior parte delle persone qualcosa cerca di farla. Voglio dire, non è che uno si iscrive ad un percorso e manco ci va in aula (per carità, capita anche quello ma è una percentuale trascurabile).

Di solito quindi il vero problema è che:

  1. il “qualcosa” che fa, non è abbastanza,
  2. il “qualcosa” che fa, non lo fa abbastanza a lungo,
  3. il “qualcosa” che fa, non lo fa con l’energia giusta.

Facciamo qualche esempio pratico così è più semplice seguire il ragionamento.

Diciamo che sei il mio studente tipo, che si avvicina al mio metodo perché stufo di lavorare 10/12 ore al giorno ed essere sempre di corsa.

Io, una delle primissime cose che ti faccio fare, è la traccia delle tue attività (voglio vedere dove va a finire il tuo tempo, in modo da intercettare tutti gli sprechi per ridurli/eliminarli).

Ti do un foglio excel e ti dico di tracciare le tue attività, preferibilmente per una settimana, alla peggio per 3 giorni.
Capisci che se Tu lo fai per mezza giornata invece che per il tempo minimo richiesto, poi non hai una mole di dati sufficienti a capire cosa non funziona nella tua giornata lavorativa e quindi non avrai la più pallida idea di dove andare a tagliare gli sprechi?

Secondo esempio.

Una volta eliminati gli sprechi (o almeno una parte di essi), Ti insegno un sistema di pianificazione settimanale che funziona.
Tu ci provi per una settimana, ti rendi conto che i piani non vanno esattamente come previsto e quindi smetti perché tanto “alla fine i piani saltano comunque e non si può pianificare tutto”.

Hai fatto “qualcosa”, ma non abbastanza a lungo per interiorizzarlo e perché possa dare dei risultati tangibili!

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Per il discorso “energia giusta” è un po’ più complicato e te ne parlerò in maniera più approfondita in un altro articolo (ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER SE VUOI ESSERE SICURO DI NON PERDERTELO)

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Insomma ci siamo capiti, “fare le cose che servono, nel modo corretto, per il tempo necessario e con l’energia giusta” è LA condizione SINE QUA NON per ottenere risultati, qualcosa da cui non si può prescindere.

Ma il punto centrale di tutto il discorso è, perché alcuni seguono le istruzioni alla lettera e si mettono in azione, mentre altri no?

Perché a uno gli regali un feedback e ne fa tesoro, mentre l’altro parte con pipponi infiniti che servono a spiegarti perché lui proprio non può agire e risolvere il suo problema?

Come dicevo prima, sono cose sulle quali mi interrogo dal giorno 1 e, nel tempo, ho testato diverse risposte fino ad arrivare ad una conclusione definitiva. Oggi so esattamente cosa fa la differenza tra chi si mette all’opera e chi invece rimane immobile, tra chi sfrutta i feedback e chi invece li rifiuta, tra chi ottiene risultati e chi invece gira in tondo intorno allo stesso punto.

Non ha a che fare con la forza di volontà. Né con l’intelligenza.

O almeno, non solo!

Diciamo che sono molte le variabili che condizionano i risultati che una persona ottiene; la motivazione, il suo sistema di credenze, se ha una visione forte e chiara, quanto è “resiliente” e abituato ad andare oltre le sconfitte, l’ambiente che lo circonda, le abitudini che ha ormai interiorizzato nella sua vita…insomma, si potrebbe scrivere tranquillamente un libro sul tema.

Però, c’è UN’UNICA COSA che le raggruppa tutte, quanto tu sei connesso con la tua parte spirituale, con quella vocina che ti indica chiaramente la strada da seguire.

ATTENZIONE: occhio che non sto parlando di religiosità, anzi tutto il contrario direi.

Tra le persone più disconnesse e paralizzate nell’azione che ho avuto come studenti c’è stata gente che andava tutte le mattine in Chiesa o tutte le domeniche a suonare ai citofoni per dire che stava arrivando la fine del mondo.

Parlo di quella connessione con il proprio IO DIVINO che ci sostiene quando le cose vanno male, che ci fa sentire degni di Amore anche quando sbagliamo e che ci indica chiaramente qual è la strada giusta da seguire, anche quando sembra essere la più scomoda.

La soluzione è dentro di te…però NON è sbagliata! A differenza di quello che dice Quelo (fuffaguru ante-litteram interpretato da Corrado Guzzanti)

Io, un po’ come tutti, ho fatto qualcosa di buono e diverse cazzate nella mia vita.

Non mi vergogno ad ammetterlo perché fanno parte della mia storia e, se sono diventato quello che sono oggi, in parte è anche merito di quelle cazzate.

Ma se torno indietro e analizzo le cose buone e le cose meno buone una per una, trovo un comune denominatore.

Quando ho fatto le cose buone, ero centrato, ero connesso a me stesso e riuscivo ad ascoltare e seguire quella vocina.

Quando ho toppato invece ero scarico come una merda (perdona il linguaggio scurrile ma così rende meglio). E quindi, invece di ascoltare la mia vocina interiore, mi sono fatto guidare dal rumore di fondo che mi urlava nell’orecchio portandomi sulla cattiva strada.

A te non è mai capitato?

Prova a fare un piccolo esercizio, fallo proprio adesso mentre stai leggendo.

Ripensa ad una cazzata enorme che hai fatto, la più grande che ti viene in mente.

Ora torna a quel momento e rifletti: come ti sentivi?

Vero che eri fuori fase e senza energia?

Magari era successo qualcosa che ti aveva sconvolto, oppure ti stavi trascinando un problema da tempo e non sapevi come venirne a capo, oppure avevi una relazione tossica con una persona che drenava completamente la tua energia…insomma, sono sicuro che se ripensi a quel momento realizzi velocemente che “non ti sentivi alla grande”, non eri propriamente centrato, sbaglio forse?

Fai la prova del nove, fai anche l’esercizio contrario, ti è mai capitato di “sentire” dentro di te: “questa è la cosa giusta da fare”?

Magari contro il parere di tutti (o quasi), che provano a farti desistere nel perseguire quella strada (a me per esempio è successo quando ho iniziato a divulgare le Mappe Mentali in ambito business).

Tutti ti danno contro ma tu, dentro di te, senti che è la cosa giusta da fare e vai dritto per la tua strada senza farti influenzare da nessuno. Poi anni dopo magari, realizzi che questa si è rivelata una delle decisioni migliori della tua vita!

Ti è mai successo?

Vedi, io sono convinto che ognuno di noi abbia dentro di se una vocina che lo guida, solo che non sempre ci risulta facile ascoltarla.

Un po’ perché il rumore esterno è dannatamente forte e ti grida costantemente nelle orecchie con un megafono da stadio.

E un po’ perché, quando sei preso dal vortice delle incombenze, dalla frenesia di tutte le cose da fare, la tua energia si abbassa e sei preda delle tue emozioni (e quindi tendi a fare delle cazzate).

Ti risuona quello che dico? Ti è mai successo qualcosa di simile?

Fammelo sapere nei commenti

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