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A EUGENIO

Fine Anno. Tempo di bilanci.
Dopo due anni e mezzo di Metodo Olmetto sono cambiate parecchie cose. Non mi attardo ad elencartele.

Nell’ultimo anno ho raggiunto dei risultati che mai mi sarei atteso, soprattutto perché mi aspettavo determinate cose e mi sono accorto di volerne altre e ottenere quello che non mi aspettavo paradossalmente mi ha fatto raggiungere anche gli obiettivi dai quali ero partito.

Ma vediamo di fare chiarezza.

Questo è stato l’anno della Visione.

Due giorni a Milano in marzo dedicati profondamente a me stesso, a quello che sono e avrei voluto essere, ai miei obiettivi personali, familiari e lavorativi.
Ne sono uscito stravolto.

Ho visto cose di me che ho faticato parecchio ad accettare. Parecchi mesi, intendo.
Poi ho lavorato nella direzione che mi ero proposto, senza farmi tante domande. Ho chiesto più e più volte i feedback necessari per capire se quella era la direzione e, quando entravo in difficoltà, che cosa mi stesse bloccando. Sono caduto e mi sono risollevato.

A un certo punto ho alzato gli occhi verso la mia Visione (che per i non-studenti è un cartellone 100×70 sulla quale ho immaginato il mio futuro fra tre anni … e che sta sempre appeso di fianco alla mia scrivania).
Ebbene mi sono accorto che l’ho raggiunta!

Si! Non proprio come me l’ero immaginata e non nella sua completezza (tanto ancora mancano più di due anni al termine che mi ero proposto!!).
Ma ho raggiunto il suo significato profondo. Quello che oggi comprendo essere il suo significato e che mi sfuggiva.

Oggi sono già un uomo diverso.

Ho imparato ad allenare l’ottimismo. Sono svaniti, nel nulla al quale appartengono, i momenti di tristezza, disperazione e ansia. Sono spariti quegli stati d’animo sedimentati che mi impedivano di esprimermi al massimo delle mie capacità e possibilità.

Le emozioni spiacevoli che si affacciano nelle mie giornate si sono trasformate da zavorra a stimolo alla riflessione. Le domande di fronte alle quali fuggivo adesso sono la chiave di accensione del mio motore interiore.

E’ l’atteggiamento nei confronti della realtà che è cambiato. E la sofferenza non è più quella rivolta a me stesso, alla difesa dell’immagine di me che volevo dare al mondo esterno; la sofferenza semmai è il vedere le persone vicino brancolare nel buio ed avere la consapevolezza che in molti casi posso fare ben poco per aiutarle.

Lo so che messa così rischio di dipingerti come un santone indù (figura quanto mai distante dal giovane cestista scapestrato e iracondo con la quale mi piace immaginarti e che senz’altro ti calza a pennello).
Eppure, per quanto mi riguarda, è stato questo lato spirituale a darmi la scossa. Capire che i successi o gli insuccessi materiali sono legati indissolubilmente al nostro atteggiamento spirituale.

Rileggendo il tuo manuale sul Prolem Solving, quando elenchi le esperienze di studio e di vita che hanno dato forma al metodo Olmetto, mi sono accorto di averle fatte mie, con il tempo e la costanza nell’applicarle nella vita di tutti i giorni. Da qui non si può tornare indietro.

Non so se queste mie righe possano essere utili nella tua attività di marketing … i nuovi studenti sono probabilmente più sensibili all’attrattiva di uscire due ore prima dal lavoro senza sapere che non avrebbero nessun problema a farlo, anche senza il tuo aiuto, se sapessero cosa vogliono veramente.

Il tuo aiuto a me ha dato questa consapevolezza. E di questo ti sarò grato per ogni giorno che mi affaccio al mondo.

Simone Moretti

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